Gli inquinanti atmosferici possono essere classificati in base alla provenienza (sorgente naturale o sorgente antropica), alle modalità di rilascio negli ambienti interni (indoor) o esterni (outdoor) e allo stato chimico-fisico.
Possiamo ulteriormente classificare gli inquinanti in primari se sono emessi direttamente in atmosfera oppure secondari se si formano come risultato di reazioni chimiche con altri inquinanti o gas atmosferici.
Un’altra modalità di classificazione considera lo stato chimico-fisico degli inquinanti atmosferici consentendoci di identificare inquinanti gassosi ed inquinanti particolati (PM).

Al seguente link è possibile consultare Il Quaderno: “Inquinamento Atmosferico e Salute Umana”, ovvero come orientarsi nella lettura e interpretazione di studi ambientali, tossicologici ed epidemiologici – Luglio-Ottobre 2013

Ozono (O3)

L’assottigliamento di ozono stratosferico è nota causa di riduzione della capacità dell’atmosfera di filtrare radiazioni ultraviolette dannose, causando anche un aumento del potenziale di riscaldamento atmosferico. Per contro, l’ozono nella troposfera è in crescita, e costituisce uno dei più importanti gas serra. L’ozono si forma dalla reazione in aria ricca di idrocarburi e ossidi di azoto, innescata dalla luce solare: il traffico veicolare causa quindi formazione di ozono, che viene a sua volta trasportato dal vento sulle lunghe distanze. La vita media dell’ozono in atmosfera è breve, e se questo diminuisce il suo impatto a livello globale, gli effetti su scala regionale sono molto più marcati: per questo motivo è importante monitorare i livelli di ozono proprio su questa scala. Concentrazioni elevate di ozono in aria hanno effetti tossici sulla vegetazione, e promuovono la corrosione di infrastrutture cittadine. Esposizioni anche di breve durata a livelli alti di ozono in aria danneggiano la salute dei polmoni, dell’apparato respiratorio, degli occhi e possono aumentare la suscettibilità agli allergeni.

 

Ossidi d’Azoto (NOx)

NOx è il nome comunemente usato per indicare la somma di NO e NO2. Il biossido di azoto (NO2) in atmosfera è formato nei processi di combustione e per ossidazione del monossido di azoto (NO). L’ NO2 è un gas tossico che si forma rapidamente dalle emissioni veicolari e nella produzione di energia. La sua presenza in aria è legata a diversi effetti avversi alla salute, nello specifico sul sistema respiratorio, e incrementando le risposte allergiche. Il monossido di azoto (NO) è il principale ossido di azoto prodotto in natura dai fulmini, altrimenti dai processi di combustione alle alte temperature: è il risultato di reazioni di azoto contenuto nei combustibili con ossigeno nell’aria, e di conversioni di N e O in atmosfera ad elevate temperature di combustione. Il monossido di azoto è un precursore in atmosfera di acido nitrico, conducendo a fenomeni di piogge acide.

 

Biossido di zolfo (SO2)

Il biossido di zolfo (SO2) è un gas con un odore caratteristico e pungente di marcio, è tossico per il sistema respiratorio. In natura è rilasciato in atmosfera da attivitè vulcanica (ad esempio in Campania dalla Solfatara, un cratere vulcanico nei pressi di Pozzuoli, NA). Le sue principali sorgenti sono tuttavia antropogeniche: la combustione di combustibili fossili, fonderie, produzione di acido solforico, conversione dalla polpa di legno a carta, incenerimento di rifiuti, cementifici, produzione di zolfo elementare. Una volta immesso in atmosfera, ha una vita media di circa una settimana: reagisce con l’ossigeno in aria, reazione lenta che coinvolge sia fase liquida che gassosa. Viene rimosso dall’atmosfera per deposizione secca o umida: in condizioni nuvolose, la rimozione umida va ben oltre la capacitè di deposizione secca. Inquinante protagonista del fenomeno delle piogge acide che hanno colpito il Nord Europa negli anni 70-80, i livelli in atmosfera di SO2 sono diminuiti in maniera significativa a seguito di regolamentazioni ambientali da parte dei Paesi Europei: è tuttora in crescita nei Paesi Asiatici.

 

Monossido di carbonio (CO)

Il monossido di carbonio (CO) è un gas inodore principalmente prodotto da processi di combustione. Le sue sorgenti naturali sono principalmente vulcani e incendi. In qualitè di sorgenti principali si trovano: produzione di gas combustibile, processi di combusione industriali, agricoli e di biomasse. La maggior parte delle emissioni in atmosfera di CO sono antropogeniche. Il livello medio di CO in atmosfera varia tra 40 e 200 ppb. Il monossido di carbonio causa effetti dannosi alla salute, riducendo l’apporto di ossigeno agli organi vitali. La sua vita media è di 30-90 giorni, e su scala globale i valori massimi si trovano vicino alla superficie a latitudini medio-settentrionali. La frazione di CO in atmosfera diminuisce con l’altitudine nell’emisfero Nord, fino a raggiungere un valore troposferico di circa 120 ppb vicino ai 45°N.

 

Il particolato atmosferico (PM)

Con “particolato atmosferico” (Particulate Matter, PM) ci si riferisce a qualsiasi sostanza liquida, solida o in forma di aerosol, sospesa nella troposfera. Le sorgenti del particolato sono i processi di combustione, veicoli a motore, impianti per la generazione di energia, combustione domestica e riscaldamento, incendi agricoli e forestali, ed alcuni processi industriali. Il PM è formato da particelle di svariati diametri, tutti maggiori dei diametri molecolari, di composti chmici di varia natura. Tutte le particelle con diametri minori o uguali a 10 micron vengono chiamati PM10. Particelle con diametri compresi tra 2.5 e 10 micron sono catalogati come “frazione grossolana”, ed includono pollini, polveri, fuliggine, parti di fogliame ed insetti. Questo particolato raggiunge le vie respiratorie superiori causando patologie polmonari e allergiche. Il particolato con diametro inferiore ai 2.5 micron (PM2.5) è catalogato come “frazione fine”: è in gran parte formato da gas ed èil più pericoloso in termini di salute, poichè puo’ raggiungere le vie respiratorie inferiori, dissolvendosi nel sangue ed entrando in circolazione.